Sei in Home Cultura e Ambiente Storia Storia Antica

Storia Antica

PDF  Stampa  E-mail 

domus.jpg

Preistoria
Fin dalla preistoria la zona direttamente identificabile con i limiti del territorio comunale ha costituito un punto di riferimento privilegiato per le popolazioni locali, interessando per questo rilievo anche una vasta area confinante. La presenza umana è documentata fin dal terzo millennio a.C., come evidenzia in diversi studi la dott.ssa Paola Basoli della Soprintendenza per i Beni Archeologici di Sassari e Nuoro, dai quali emerge l’idea di un’intensa frequentazione umana. Ci riferiamo a comunità di dimensioni assai ridotte, che scelsero come luogo di residenza soprattutto la collina o aree di prima montagna; la pianura, al contrario pur frequentata, non era vista con eccessivo favore per l’individuazione di insediamenti stabili.
Tra le testimonianze più antiche è facile segnalare le numerose Domus de Janas (oltre 70), monumenti funerari sparsi in tutto il territorio oschirese, esempio di uso dello spazio e di una tipologia produttiva che favoriva la dispersione delle comunità in vaste aree e, allo stesso tempo, scoraggiava la nascita di veri e propri centri abitati. Grandi complessi megalitici come la necropoli a Domus de Janas di Malghesi (25 domus) e Pedredu (10 domus) costituiscono esempi di primordine. L’esame dei resti megalitici dell’intero territorio ci introduce più a fondo nel mondo del sacro e dei riti funerari. I dolmen e i menhir di Monte Cuccu, di Monte Ulìa, di Berre, sono tra le testimonianze più importanti sotto questo aspetto. Non vanno trascurate le misteriore rocce scolpite di Santo Stefano, che costituiscono un esempio singolare di opera di incisione nella roccia con simboli geometrici. Non è escluso che costituiscano la testimonianza di un antichissimo interesse dell’uomo per un’iconografia ispirata a quelle religioni cosmiche che erano praticate dalle popolazioni pastorali antiche, così come sono plausibili anche altre ipotesi che saranno approfondite più avanti.

Il periodo nuragico
Non può mancare uno sguardo sull’individuazione dei numerosi insediamenti che si svilupparono nel territorio oschirese nei secoli XV-VIII a.C. nuraghi, villaggi, tombe di giganti, pozzi, fonti, località frequentate dall’uomo che, pur in carenza di sistematiche indagini archeologiche, hanno restituito una quantità di elementi di cultura materiale di grande rilievo. Gli studi hanno offerto una mappatura che si riferisce a ben 60 siti nuragici disposti generalmente su alture più o meno emergenti, ma generalmente lontane dal fondovalle. L’analisi della distribuzione dei monumenti nel territorio evidenzia una loro funzione strategica di controllo delle vie di penetrazione, delle risorse idriche e delle aree con maggior potenzialità economica. Il territorio comunale rappresenta in maniera esaustiva l’ampia varietà di soluzioni architettoniche tipiche di questo panorama monumentale: sono documentati infatti alcuni edifici del tipo “a corridoi”, diversi nuraghi a tholos semplice e altri a sviluppo complesso. Oltre alla struttura architettonica delle costruzioni nuragiche e a quelle abitative generalmente annesse alle torri principali, dallo studio dei resti di questa civiltà sono derivate anche conoscenze che provengono dai ritrovamenti di cultura materiale o da raffinate testimonianze artistiche. Nel sito di Lughéria, periferia sud dell’attuale centro abitato, è stato rinvenuto uno splendido e ormai famoso carretto in bronzo; si tratta probabilmente di un cofanetto che era destinato a contenere oggetti preziosi. Il reperto è esposto al Museo Archeologico Comunale di Oschiri insieme con due navicelle votive in bronzo sempre del periodo nuragico.

monte uri.jpg


Il periodo fenicio-punico
Sul grado di integrazione raggiunto con Greci e Fenicio-Punici, che dominarono vaste aree della Sardegna nei secoli IX-III a.C., sappiamo ancora molto poco. Sfuggono soprattutto precise cognizioni di insediamnti stabili; il ritrovamento di monete e manufatti di sicura provenienza nord-africana dimostra, comunque, un volume di scambi e contatti tra le due componenti, locale ed esterna, tutt’altro che sporadici o poco significativi.

Il periodo romano
Il territorio di Oschiri, situato in gran parte in pianura, può essere catalogato tra quelli più toccati dalla presenza romana, a differenza di quelli di paesi confinanti come Berchidda o Pattada, nel territorio dei quali la romanizzazione si limitò alle aree più basse senza interessare la gran parte delle terre situate a maggiore altitudine. Per le nostre conoscenze circa il grado di radicamento di Roma nella zona, più che le fonti letterarie sono essenziali quelle epigrafiche, archeologiche, numismatiche. A questo punto può essere introdotto il discorso sull’area di Castro, in particolare il colle di San Simeone, uno dei temi più interessanti e storicamente rilevanti dell’intera storia oschirese. Possiamo considere questa zona collinare come un’ideale cerniera di collegamento tra il periodo nuragico e il primo periodo storico antico. Le indicazioni delle distanze in miglia tramandate dalle fonti classiche, raffrontate con semplici rilievi sulla carta o sul terreno, oltre che col ricordo popolare, consentono di individuare presso le rovine di Castro, alla sommità della collina di San Simeone, pochi chilometri ad ovest di Oschiri, i resti di un antico insedimanto fortificato, Luguido, il centro militare più importante della zona. Il villaggio annesso alla fortificazione occupava la vallata a sud del colle di San Simeone. Sulla sommità dello stesso, fu edificata la stazione fortificata di Luguido, importante tappa di sosta e riposo per i collegamenti nell’asse est-ovest e in quello nord-sud, e, soprattutto, accampamento militare. Il castrum era ugualmente un nodo essenziale per i collegamenti con il sud-est, con Caput Thirsi o con le regioni di Buddusò/Benetutti. La sperduta stazione di sosta di Luguido col tempo si ingrandì ed acquisì in seguito il ruolo di centro militare; lo testimoniano i numerosi rinvenimenti epigrafici che attestano, tra gli altri, lo stanziamento nel I secolo d.C. di un reparto della Cohors III Aquitanorum, una truppa militare composta da Aquitani, a cui forse succedette un altro distaccamenbto formato da Sardi (la Cohors Sardorum). Luguido garantiva alle guarnigioni di stanza un punto di osservazione ed una base logistica di primario interesse per la Sardegna settentrionale. Tutti i traffici diretti verso la costa orientale, verso gli scali galluresi, che provenivano dal Logudoro interno, dalle aree di produzione cerealicola, passavano necessariamente in un settore controllabile a vista dal Castrum. I carichi potevano essere ispezionati con facilità, l’identità delle persone verificata, i concentramenti armati ostili impediti, i pesi fiscali ai prodotti in transito applicati. Questa presenza romana e il grado di integrazione con le popolazioni della pianura sono testimoniate anche dal ritrovamento di numerosi tesoretti monetali risalenti a diversi periodi, da quello repubblicano a quello tarso imperiale.
Le conoscenze che ci provengono dai recenti scavi archeologici hanno messo in luce che l’uso militare del sito coprì un periodo ci circa temila anni.Oggi possiamo osservare consistenti resti di una torre nuragica che guarda a occidente, oltre ai resti del castrum la cui attività militare si protrasse fino al basso medioevo. Dagli svavi archeologici condottoi dal prof. Pier Giorgio Spanuemerge l’interesse dei Romani alla fortificazione dell’area in oggetto, la fortuna plurisecolare dell’insediamento militare, il rilievo che anche i bizantini, a distanza di mezzo millennio, attribuirono a questa fortezza e a ciò che rappresentava per la difesa e il controllo di tutta una vasta area.Il suo rilievo può essere esteso fino ad interessare un vasto territorio circostante che, a grandi linee, possiamo considerare coincidente con l’intero Monteacuto o, se preferiamo, con l’area centro-orientale del Logudoro. Fissando l’attenzione su questo concetto apparirà ancora più chiaro come per parlare di Oschiri non ci si possa limitare ad illustrare i fatti circoscritti all’ambito comunale, ma sia necessario utilizzare un’ottica più vasta e storicamente più completa.
Anche nei secoli successivi il colle di San Simeone e la fortezza, che col passare del tempo era stata più volte ingrandita, ristrutturata, abbellita, dotata di qualche comfort, svolsero il loro immutato ruolo militare almeno fino all’alto medioevo. Un geografo che scrisse in età bizantina, l’Anonimo Ravennate, ci parla dei Castra Felicia; nella citazione, come suggerisce Pier Giorgio Spanu, non è azzardato supporre che possiamo identificare strutture fortificate come quella, appunto, di Castro, presso Oschiri.