Monte Limbara

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Il Monte Limbara (in gallurese Monti di Limbara; in sardo Monte 'e Limbari) è un massiccio montuoso situato nella Sardegna nord-orientale. Rappresenta il confine meridionale tra la regioni storiche e geografiche della Gallura e del Logudoro. La cima più alta, Punta Sa Berritta, si innalza fino alla quota di 1.362 metri sul livello del mare. Nel suo territorio si trovano i comuni di Tempio Pausania, Calangianus, Oschiri e Berchidda, tutti nella provincia di Olbia-Tempio.

Il nome del massiccio potrebbe derivare dalla denominazione Limes Balares (confine dei Balari), data alla zona dai Romani, in quanto costituiva la linea di confine (Limes romano) interna alla Sardegna tra la regione abitata a nord dai Corsi (la Gallura) e quella abitata dai Balari (il Monteacuto e la parte orientale del Logudoro).

Dal punto di vista geologico il territorio è caratterizzato da rocce di natura granitica, erose dal tempo in forme piuttosto scenografiche, risalenti al Paleozoico. La formazione del massiccio è dovuta al sollevamento del blocco granitico della Gallura, avvenuto durante il Cenozoico.

Il clima che caratterizza la zona del Monte Limbara è di tipo mediterraneo, caratterizzato da un regime delle precipitazioni che si concentrano principalmente nei mesi autunnali ed invernali e si verificano frequentemente le nevicate. La temperatura media annuale si attesta sui 10,3°C. La temperatura media del mese più freddo è di 3 °C mentre quella del mese più caldo è di circa 20 °C, con un'escursione media annuale di 16,8 °C

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Fotografo Gianpiero Unali

 

La formazione vegetale che caratterizza prevalentemente il territorio è la macchia mediterranea, costituita da erica (Erica arborea), erica da scope (Erica scoparia), corbezzolo (Arbutus unedo), lentisco (Pistacia lentiscus) e fillirea (Phillyrea latifolia). Quando le caratteristiche pedologiche lo consentono la vegetazione risulta costituita dal leccio (Quercus ilex) che, nelle valli, si trova associato al frassino orniello (Fraxinus ornus), all'agrifoglio (Ilex aquifolium), all'acero minore (Acer monspessulanum) ed al tasso (Taxus baccata). In alcuni settori si possono trovare associazioni vegetali allo stato spontaneo formate da pioppo tremulo (Populus tremula) e da pino marittimo (Pinus pinaster). I boschi di sughera (Quercus suber) sono, invece, il risultato delle modificazioni del paesaggio apportate dall'uomo. La macchia che si sviluppa sui terreni più aridi e nelle aree culminali delle montagne è costituita dal cisto (Cistus), dal ginepro nano (Juniperus nana), dal prugnolo selvatico (Prunus spinosa) e dalla ginestra spinosa (Calycotome spinosa). Vi si trovano anche numerosi rari endemismi quali il ribes del Limbara (Ribes sandalioticum), la viola di Corsica (Viola corsica), l'erba barona (Thymus herba-barona), la carlina sardo-corsa (Carlina macrocephala) e la felce florida (Osmunda regalis). La vegetazione ripariale è costituita da salici (Salix fragilis), ontani neri (Alnus glutinosa), tamerici (Tamarix gallica) ed oleandri (Nerium oleander).

La fauna è costituita da mammiferi come il cinghiale (Sus scrofa), la volpe (Vulpes vulpes), la martora (Martes martes), la donnola (Mustela nivalis), il gatto selvatico (Felis silvestris), la lepre sarda (Lepus capensis mediterraneus) ed il coniglio selvatico (Oryctolagus cuniculus). Il daino (Dama dama) ed il muflone (Ovis musimon) sono stati reintrodotti dall'uomo. Tra gli uccelli vi sono l'aquila del Bonelli (Hieraaetus fasciatus), l'aquila reale (Aquila chrysaetos), la poiana (Buteo buteo), il gheppio (Falco tinnunculus), lo sparviero (Accipiter nisus), il falco pellegrino (Falco peregrinus), l'astore (Accipiter gentilis), la civetta (Athene noctua), l'assiolo (Otus scops), il corvo imperiale (Corvus corax), la cornacchia grigia (Corvus corone cornix), la ghiandaia (Garrulus glandarius), la taccola (Corvus monedula) ed il passero solitario (Monticola solitarius).

Tra i rettili e gli anfibi vanno citati la lucertola del Bedriaga (Archaeolacerta bedriagae) il gongilo (Chalcides ocellatus), la biscia dal collare (Natrix natrix), la biscia viperina (Natrix maura), l'euprotto sardo (Euproctus platycephalus), il discoglosso sardo (Discoglossus sardus), la raganella sarda (Hyla sarda) ed il rospo smeraldino (Bufo viridis).

BALASCIA

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Fotografo Gianpiero Unali

 

Lungo la strada statale Tempio – Oschiri, raggiunto il Passo del Limbara svoltiamo a destra e proseguiamo verso il sito Balascia. La strada che percorriamo è stretta ma asfaltata, ci porta ad un agglomerato di case e alla Chiesa di San Giovanni, piccola ma molto carina. Tra le case troviamo una fontana che prende il nome dall’omonima località. La fontana che non da acqua è molto vecchia, sicuramente caratteristica come tutto il piccolo borgo. Dall'altopiano si ammira un panorama mozzafiato, a 360 gradi: il Limbara, le Bocche, le vette della Corsica, il golfo dell'Asinara, il lago Coghinas, le piane di Ozieri e Oschiri. Tra boschi, elicriso, eriche, corbezzoli e sorgenti. Da millenni abitano da queste parti le rarissime lucertole del Bedriaga, martore, sparvieri, aquile reali.

N.B. I testi sono tratti da Ente Foreste della Sardegna. Itinerari. Le foreste demaniali del Monte Limbar;, Ignazio Camarda (a cura di), Montagne di Sardegna, Sassari, Carlo Delfino, 1993; Ignazio Camarda; Sabina Falchi; Graziano Nudda (a cura di), L'ambiente naturale in Sardegna, Sassari, Carlo Delfino, 1998; Mirta Morandini; Salvatore Cuccuru, Cascate e gole in Sardegna (PDF), Cagliari, GEOS, 1999. Salvatore Dedola, Sentiero Sardegna, sentiero Italia, sentiero Europa (PDF), Sassari, Carlo Delfino Editore, 2001.