Sei in Home Avvisi e Notizie Sagra della Panada 2014: visibilità e buona riuscita dell'evento

Sagra della Panada 2014: visibilità e buona riuscita dell'evento

PDF  Stampa  E-mail 

Anche l'edizione 2014, la quattordicesima consecutiva, ha confermato la Sagra della Panada come uno degli eventi imperdibili per gli appassionati degustatori delle specialità sarde.

Migliaia di persone, almeno 8000 i visitatori, si sono riversate sulle strade del centro storico a partire dal pomeriggio e fino a notte fonda. Le degustazioni hanno spaziato dalle panadas, alle seadas, al torrone, ai formaggi, ai salumi e ad alcuni dei migliori vini della provincia di Olbia-Tempio. L'animazione musicale itinerante, la proiezione del video documentario "Oskos. Oschiri e il suo territorio", il concerto spettacolare di Piero Marras con la sua band hanno poi regalato gioiosi momenti di intrattenimento.

Da mettere in rilievo la visibilità guadagnata per il paese e il prodotto panada, a parte la pubblicità capillare, infatti, occorre segnalare:

  • il servizio andato in onda durante il TG di Videolina, l'indomani dell'evento, che con alcune interviste evidenzia una presenza turistica importante. Il link per vedere il servizio è questo: Servizio TG Videolina;
  • il servizio del quotidiano La Nuova Sardegna intitolato: «Anche The Guardian ha esaltato la Sagra della Panada»

foto la nuova sardegna 2.jpg

ma sopratutto, e si tratta di un fatto promozionale epocale, il servizio pubblicato da uno dei principali giornali inglesi e internazionali "The Guardian", dedicato alla Sardegna ma incentrato sul paese di Oschiri, la sua economia, le sue opportunità turistiche e il suo prodotto peculiare, appunto, la panada:

foto the-guardian2.jpg

Lizzy Davies in Oschiri, sabato 19 luglio 2014 - The Guardian, titolo originale in inglese: "A few miles from the caviar coast, the 'real' Sardinia sings a sad song of lost opportunity"

A poche miglia dalla “costa al caviale”, la 'vera' Sardegna canta la canzone triste delle occasioni perse.

Nell’entroterra delle spiagge glamour, l'isola italiana offre ottimo cibo e una cultura che vorrebbe essere promossa adeguatamente.

Nel silenzioso mezzogiorno del museo archeologico ed etnografico s’ode il ticchettio surreale del computer portatile del gestore Giorgio Pala. "Isola di blu, terra della felicità", canticchia una voce maschile in italiano, con il supporto di una musichetta pop sbarazzina. "Qui l'aria è mite, c'è un profumo di eternità." Dice Pala, che sembra un grande orso con la barba grigia e le sopracciglia espressive, nascondendo a malapena il suo disagio. "Cosa posso dire? Povero ragazzo," mormora. "E’ vero che il mare è incantevole, il mare è blu, va bene, ma credo che la parte veramente bella della Sardegna sia quella dell'entroterra. Lontano da quei luoghi…», continua mentre mette il computer in pausa e con uno sguardo calmo ritorna ai tesori nuragici e alle gemme romane davanti a lui.

All'inizio di questo mese, spinto dalla preoccupazione per l'economia devastata della seconda più grande isola d'Italia, Giulio Rapetti, uno dei cantautori più noti del paese, ha presentato un pezzo di musica descrivendolo come un "piccolo regalo". Il portavoce dell’assessorato al turismo regionale ha  salutato questa canzone come una "traccia gioiosa", che ha l’intento di festeggiare i "colori, le attrazioni e le tradizioni" dell’isola, e di essere "una pubblicità straordinaria per la promozione turistica". Ma non tutti in Sardegna sono rimasti colpiti allo stesso modo.

"La Sardegna, lungo i secoli, ha ispirato grandi artisti e molti scrittori e poeti", ha scritto l'attrice Francesca Petretto su un blog per Il Fatto Quotidiano, citando DH Lawrence e Carlo Levi. "Ora, mi dicevo, c'è Mogol [come Rapetti è comunemente noto], chissà con quali virtuosismi sceglierà le migliori parole per descrivere la magnificenza della mia terra?" Purtroppo la Petretto, dopo aver ascoltato la canzone, ha avuto la sensazione che fosse "un jingle a metà strada tra la pubblicità di Costa Crociere e la colonna sonora de La Sirenetta di Disney". Ma il problema non sta tanto nella canzone, motivata com'è da un "intento lodevole". Il problema, ha scritto, sta nel fatto che puntando su mare e spiagge della Sardegna è stato colpito un nervo scoperto: l'isola vorrebbe – ma ancora non riesce -  a progettare un modello più sostenibile di turismo, che aiuti tutta l'isola, per tutto l'anno, e non solo le zone costiere in estate.  Un turismo che, per esempio, consentirebbe a Pala di mostrare non solo il suo museo, ma tutte le gemme archeologiche della sua terra. "I turisti che vengono a vedere la Sardegna dell'entroterra sono pochi", dice scoraggiato. I pochi che vengono ad Oschiri lo fanno solo perché  "quel giorno c’è cattivo tempo al mare", ed aggiunge "vorrei una bacchetta magica per mostrare ciò che la Sardegna è veramente".

Oschiri a circa 45 miglia dalla Costa Smeralda (il tratto di costa famoso in tutto il mondo per le sue spiagge di sabbia bianca, per le sue feste sfrenate e per la sua clientela glamour) è un tranquillo paesino nel cuore dell’entroterra settentrionale. Ma la posizione geografia è l'unica cosa che ha in comune con la Costa. Mentre un giorno al parco giochi dei VIP è fatto di champagne, caviale e yacht, il giorno più importante, dal punto di vista turistico di Oschiri, è la Sagra della Panada, un festival dedicato a una versione deliziosa di questa torta di maiale (pork pie) e accompagnata da concerti, canti e balli tradizionali. Una camera d'albergo in Costa Smeralda realizza posti di lavoro, ma nella provincia di Olbia-Tempio, intorno a Oschiri, nel frattempo, lo scorso anno la disoccupazione è salita ad oltre il 17%, dal 13% nel 2012. La costa è dunque la forza trainante.

Non che molti sardi si preoccupino di non essere in grado di partecipare alle “faccende  da spiaggia” di calciatori e stelline dei reality show. La Costa Smeralda, certo, mette la loro isola sulla mappa del turismo internazionale ma alcuni dicono che è comunque un peccato che il beneficio non si irradi intorno un po' di più rispetto ad ora - soprattutto nell'interno, in gran parte rurale e raramente visitato, dove la cultura della Sardegna si è conservata quasi con ferocia.

"L'entroterra va visto come il cuore dell'isola, perché è qui che si conserva il caratteristico e lo specifico", dice Roberto Carta, 38 anni, un nativo di Oschiri che lavora nel Comune. "Tutto il patrimonio dei sardi - culturale, linguistico, musicale, che è così ricco - è stato conservato molto più nelle comunità dell'interno piuttosto che nelle città, dove invece è diventato un qualcosa di utile solo per spettacoli folkloristici ... qui, invece, queste tradizioni sono abitudini viventi, sono nell'uso quotidiano". Seduto in un caffè, di fronte a una chiesa circondata da palme, si interrompe a chiacchierare in sardo con un passante, la lingua che usa nell’80% delle sue conversazioni nel paese ("Con tutte queste persone qui, non potrei mai parlare italiano. Sarebbe strano", dice). Carta scrive anche un blog, soprattutto sulla Sardegna, ed è stato lì che ha sfogato la sua irritazione per la canzone di Mogol. "E’ molto superficiale, una canzoncina banale che a mio parere non trasmette la complessità di ciò che l'isola Sardegna è nella sua interezza", dice. Ma subito chiarisce che il paroliere non può essere accusato di nulla. Questa, però, è una forma di turismo "che non ha profondità" ed è giunto il momento di andare oltre.

Mentre molti hanno pensato che questa evoluzione sarebbe stata  auspicabile già da decenni, il declino doloroso dell'economia negli ultimi anni ha dato maggior urgenza a questa necessità. Secondo le statistiche dell’Istat, il tasso di disoccupazione in Sardegna è stato superiore al 18% nell'ultimo trimestre dello scorso anno, il sesto dato più alto d’Italia. Più della metà delle famiglie, ha dichiarato che le proprie risorse economiche sono  "scarse" o "assolutamente insufficienti".

Il paese di Oschiri, ha sofferto meno di altri durante la crisi, “ma ha comunque risentito della crisi soprattutto a causa del crollo del settore delle costruzioni” dice il sindaco Piero Sircana. Nel 2010, ha detto, “il Comune ha pubblicato alcuni bandi per dei posti di lavoro per lavoratori disoccupati. Avevamo bisogno di cinque o sei operai e massimo 10 o 12 persone facevano la domanda. La volta seguente abbiamo avuto circa 40 domande, e l'ultima volta circa 100. Se dovessimo fare un bando ora ci sarebbero circa 200 o 300 domande" dice. L'altra tendenza preoccupante nel paese è che, per mancanza di opportunità nelle vicinanze, i giovani vanno via. Sircana lo sa bene: entrambi i suoi figli, poco più che ventenni, sono andati a Milano, per studiare e lavorare. Sotto ogni aspetto la tendenza demografica è pessima. Per Oschiri, dove la popolazione è in costante calo dal 1950 e si trova ora a soli 3.400, il problema demografico è potenzialmente distruttivo.

In questo contesto, aumenta il desiderio di una grande, audace, nuova strategia di turismo culturale che possa aiutare a sviluppare quelle parti dell’isola più sofferenti, creando posti di lavoro e stimolando imprese nel loro processo di sviluppo. "Dobbiamo cercare di alimentare le peculiarità di queste aree specifiche", dice Sircana. "L'autorità regionale dovrebbe aiutarci a sostenere e promuovere le nostre peculiarità". Per la Sagra della Panada di sabato ci si aspetta di attirare a Oschiri circa 10.000 persone, un chiaro esempio, dicono i locali, di come la vitalità della loro cultura può rilanciare l'economia. "Una manifestazione che magari porterà  tanti visitatori e guadagni che normalmente si farebbero in un mese intero", dice Carta.

Dalila Dejua, 31 anni, e sua madre, Filippa Langiu, 62, sperano certamente che questa non sia un'esagerazione. Lavorano duro nel loro negozio di Panadas, a conduzione familiare, “La Tentazione” (The Temptation), e stanno preparando "circa 7-8000" tortine fatte interamente a mano per le tanto attese folle di gente. Dejua dice che la Sagra è una grande opportunità non solo per le imprese locali per fare qualche soldo, ma anche per i turisti che scoprirebbero "quella che penso sia una delle zone più belle della Sardegna". "Come nella Costa Smeralda, che non è per noi", spiega, sorridendo, “qui c'è una grande varietà di cose da vedere”. Su questo, Giorgio Pala sarebbe d'accordo. Appassionato d’archeologia è così innamorato della sua terra che quasi sta male mentre ne esalta -  infervorandosi - le caratteristiche: dalla bellezza della lingua ("quando le persone parlano in Sardo, dicono cose che spezzano il cuore") al "museo a cielo aperto” delle sue antiche rovine.  "Siamo seduti su tutto questo, ma non stiamo riuscendo a fare il minimo. Non riusciamo a dire: guarda cosa abbiamo qui!" dice. "Se fossimo in grado di farlo, sono sicuro che tutti i nostri 1,6 milioni di abitanti sarebbero tutti ricchi non benestanti. Ricchi!".